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Sangue di Luna Nera

Posted by , On dicembre 8, 2013 , in Eventi, Primo Piano , No Comments

copertina: la luna piena gronda sangue che viene raccolto in un vasetto di marmellata di albicoccheAvete mai pensato di diventare il serial killer delle vostre ex? Beh, io sì.

Leo Sorge

Sangue di luna nera, ambientato in un futuro ucronico, è il racconto al quale sono più affezionato. Le location impiegate sono tutti luoghi di Atessa. E’ un luogo reale, un paese medievale in provincia di Chieti, posto a poco meno di 500 metri di altezza con un’ampia valle abitata; scendendo s’incontra la contrada Forca di Iezzi.

Avevo tanti motivi importanti per ambientarlo lì. Uno è banale: da Atessa proveniva mio padre Giuseppe Sorge (1926-1992) e lì tuttora passo le mie estati.

La mia famiglia c’è anche nel cast. Un personaggio secondario, un anziano calzolaio, è infatti mio nonno, che si chiamava come me.

sulfilodelrasoioIl racconto è uscito nell’antologia Supergiallo Mondadori (2010) con il titolo Sul filo del rasoio: Crimini dell’Italia futura 2015-2118. Più avanti chiesi che me ne fossero restituiti i diritti e li ottenni per il cartaceo, che ho ripubblicato nell’ambito di eBrooks e che è acquistabile qui (ma io non lo farei, tra libretto e spedizione viene una decina di euro!).

Il racconto presuppone che una catastrofe abbia modificato la morfologia terrestre. In particolare l’Italia l’ho ridisegnata com’era prima che la pianura Padana si formasse.
L’impianto del racconto risente di due lavori precedenti: alcuni corsi di criminologia che avevo seguito (e che continuai a seguire negli anni successivi) e soprattutto la traccia di un romanzo (mai scritto) nel quale io sarei stato il serial killer delle mie ex fidanzate. E’ una pratica che consiglio a tutti, per qualsiasi tipo di partner: è una pratica liberatoria, soprattutto nelle varianti efferate.

Ovviamente le due cose sono collegate tra loro e ad altri aspetti sui quali eviterò di soffermarmi… ma una delle quali è il fulcro del racconto, come gli altri della serie impostato su una questione morale, che nel Sangue è una vera enormità.

In questa occasione ho sviluppato una forma di scrittura ansiosa ed ansiogena che ho poi usato in altre occasioni: la frammentazione estrema del testo.
Ecco un esempio:

E’ lì.
Ebbro.
Si sta tirando su i pantaloni.
E’ schizzato di sangue.
Lei punta il taser.
Lui prende il mestolo della marmellata.
Lui inciampa nei pantaloni.
Batte a terra.
Lei ha il cuore a mille.
Le manca l’appoggio.
Cade su un sacco sporco.
Pieno.
Pieno di…
Virginia.

Sangue di luna nera (Mondadori 2010) è l’ideale conclusione d’una trilogia che parte da Sia questa l’ultima battaglia (Se l’Italia, Vallecchi 2006) e prosegue con La bela in Birù (Altri Risorgimenti, Bietti 2011). Questa trilogia e il suo seguito esistono grazie all’attenzione che mi ha dedicato Gianfranco de Turris.
Il mondo di Sangue di Luna Nera viene descritto ancora in La giornata del vetrificatore Radelchisio, ambientata sul Pollino e pubblicata in Cronache dal Neocarbonifero – Italia sommersa 2027-2701 (Bietti 2013)”>.

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