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Pseudoscienze – Cap. 6: Catastrofi cosmiche

Posted by , On ottobre 13, 2012 , in Contenuti , No Comments

IL METEORITE DI CHIXCULUB

Dinosauri increduli – disegno di Shun Iwasawa

Alla fine degli anni ’70 il geologo Walter Alvarez si trovava in Italia, sui monti Appennini vicino Gubbio. Stava studiando le variazioni ed inversioni del campo magnetico terrestre nel corso delle ere geologiche, quando l’Africa era ancora separata in due regioni e molto più lontana dall’Europa, per lo più ancora sott’acqua. Il Mar Mediterraneo era un enorme oceano che si estendeva sino alle regioni dell’attuale India e Cina. L’Italia era completamente sommersa ed solo quelli che sarebbero diventanti i monti Appennini – parte della piattaforma continentale – svettavano, sempre inabissati, sul fondo dell’oceano. I depositi calcarei dell’appennino umbro erano un ottimo luogo dove correlare le variazioni di campo magnetico terrestre con i depositi dei foraminiferi planctonici. I depositi finali dello strato del periodo Cretaceo (65 milioni di anni fa) segnavano l’estinzione di quasi tutte le specie dei foraminiferi, delle ammoniti e dei ben più famosi dinosauri. In totale, due terzi delle specie viventi e circa l’80% degli organismi viventi furono spazzate via. Uno strato di argille nere dello spessore di un paio di centimetri separava lo strato del Cretaceo da quello del Cenozoico/Terziario (confine K-T), in cui l’evoluzione riprese con slancio dando vita – in circa 15 milioni di anni – a molti degli antenati degli animali che oggi popolano la terra.

Orologio ad iridio
Data l’assenza quasi totale di forme di vita era difficile stimare con metodi classici a quanto tempo fosse trascorso nella formazione di questo strato, ma il padre di Walter, Luis, già premio Nobel per la fisica, ebbe l’idea di utilizzare l’iridio come orologio cosmico. Questo metallo è infatti molto raro sulla Terra, ma relativamente comune nelle rocce meteoriche.
I risultati furono sorprendenti: la quantità di iridio era enorme, troppo elevata per poter provenire da un normale deposito meteorico: scartata l’ipotesi dell’esplosione di una supernova, i due Alvarez ipotizzarono che un gigantesco meteorite avesse colpito la terra 65 milioni di anni fa. Successivamente l’anomalia di irido fu riscontrata in vari punti del globo, al confine tra il Cretaceo ed il Cenozoico in tutto il mondo.

L’acqua dei Maya
La conferma definitiva dell’impatto di un meteorite 65 milioni di anni fa venne solo negli anni ’90 dall’identificazione del cratere, in parte nel golfo del Messico ed in parte nella penisola dello Yucatan, a Chicxulub.
All’inizio si pensava che il cratere avesse un diametro di 100 km, ma poi con la scoperta di un secondo anello concentrico, la cifra è stata corretta a 300 km. Il cratere di Chicxulub è sepolto sotto depositi calcarei di 1km di spessore. Inoltre, in una disposizione semicircolare si trovano una serie di cenote, pozzi calcarei ricchi d’acqua, che faranno sorgere – e poi crollare – la civiltà Maya milioni di anni dopo.

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